Le Dolomiti Bellunesi – Natale 2017 – anno 38 n.79

E’ il settantanovesimo di un periodico che dal lontano 1978 si è ritagliato spazio, affetto e credibilità.

Il numero 79 di “Le Dolomiti Bellunesi” ripropone ai lettori contributi su temi alpinistici ed escursionistici, naturalistici e storici; approfondimenti su fatti, montagne e persone bellunesi; divagazioni letterarie sulla montagna; attività e problemi di alcune Sezioni del Cai della Provincia; relazioni di nuove ascensioni sulle cime del territorio; recensioni di pubblicazioni di autori o su materie legate alla Provincia e ai suoi dintorni.

Tutto ciò sostanzia il numero di Natale 2017 di “Le Dolomiti Bellunesi. Dalla Piave in su”, la rassegna semestrale delle Sezioni bellunesi del Cai diretta da Silvano Cavallet e da Ernesto Majoni e stampata dalle Grafiche Antiga di Crocetta del Montello.

La rivista, 123 pagine adeguatamente illustrate, informa da ormai quasi quarant’anni sulla presenza e sulle attività di alpinisti, scrittori, soci del Cai, uomini e donne della Provincia di Belluno. Dal primo numero la rivista ha sempre tenuto fede a un ideale: dare una voce e un volto all’alpinismo sia storico che attuale, alla cultura, storia e vita di ieri, oggi e domani delle valli tra il Comelico e il Grappa e delle genti che le abitano.

Il numero in uscita è il settantanovesimo di un periodico che dal lontano 1978 si è ritagliato gradualmente spazio, affetto e credibilità fra i soci delle Sezioni Cai della Provincia di Belluno e anche oltre, riscuotendo sempre l’apprezzamento sia degli addetti ai lavori, sia di tanti lettori e inserendosi a buon titolo nell’offerta editoriale nazionale sulla montagna.

Tra i dieci articoli di approfondimento storico-culturale, che occupano buona parte della rivista, si segnalano il racconto di Andrea Carta, più sentimentale che tecnico, della salita  sulla Punta dei Tre Scarperi, forse il 3000 dolomitico più misterioso; “Biciclette in Dolomiti”, sul turismo a due ruote tra i nostri monti, di Giorgio Fontanive; “Alla riscoperta della “Cava dell’Onice” di Caprile”, che descrive un suggestivo ritrovamento di archeologia mineraria ai piedi della Civetta da parte di Gianni Lovato e del Gruppo Speleologico “Proteo”; “Lino Conti e il suo Rifugio Popena” di Enrico Maioni, sulle vicende di un ricovero in quota che ebbe vita breve e un destino triste, e del quale si discute da tempo l’opportunità della ricostruzione. Si segnala infine “La traversata delle quattro Rocchette, da Cortina a San Vito” di Bruno Martinolli e Claudio Olivier, cronaca di un’escursione alpinistica di stampo classico in uno dei recessi meno consumati delle Dolomiti Ampezzane: una giornata ricca di spunti atletici, naturalistici e storici, svoltasi lungo la cresta che dal 1511 al 1918 divise politicamente Ampezzo dal Cadore e il Tirolo dall’Italia.

Non mancano le relazioni di otto prime salite sulle nostre cime e le recensioni di dieci fra le più recenti pubblicazioni, che riguardano le montagne o sono opera di autori bellunesi.

La copertina di Apollonio Da Deppo, che ritrae gli Spalti di Toro dalla località Brénte, è un omaggio al 50° di fondazione della Sezione Cai di Domegge di Cadore, festeggiato l’estate scorsa.

Ovviamente, i contenuti di “Le Dolomiti Bellunesi” di Natale 2017 spaziano anche in altre direzioni, illustrando con partecipazione e orgoglio l’ambiente, la cultura, la letteratura, la storia della montagna bellunese e dei suoi abitanti.

Ernesto Majoni

Annunci

“Le Dolomiti Bellunesi” estate 2017 – anno 38 n.78

Guardare alla sostanza

Rapidità e sicurezza. Queste, a voler sintetizzare al massimo il concetto, le considerazioni che hanno sempre presieduto alle decisioni circa le scelte dei tracciati delle vie di comunicazione.

Ragioni che si possono valutare e apprezzare già presso i Romani che, su di una rete viaria efficiente, avevano costruito (e mantenuto) l’impero. Di passaggio, si può anche registrare come le scelte operate dagli ingegneri romani siano state – successivamente – adottate in maniera sistematica da chi ha avuto l’incarico di progettare assi viari.

Questa considerazione origina dalle prese di posizione che si sono manifestate all’indomani dell’ufficializzazione, da parte della Regione Veneto, della volontà di esplorare la fattibilità dello sbocco a nord della ferrovia. Uno sbocco che, sommato a quello ipotizzato verso la Valsugana, rappresenterebbe un forte impulso per la crescita economica, turistica, sociale dell’intero territorio provinciale. Oltre a rappresentare un aiuto per contrastare lo spopolamento delle aree montane. Insomma: una boccata d’ossigeno destinata a durare nel tempo.

Gli interventi sul tema, però, hanno rapidamente debordato dal tema centrale. E dall’atteso esame costi/benefici; dalla valutazione di come sfruttare al meglio questa opportunità per avviare attività connesse (è appena il caso di ricordare quale sia l’impatto mediatico che il trasporto su rotaia porta con sé), si è rapidamente passati al “sì, ma nel mio territorio”. Curiosa rivisitazione del celebre “non nel mio giardino”, caro ai negazionisti di professione.

Ora, purtroppo, la storia di questa nostra terra è piena di occasioni perdute come conseguenza di un malinteso senso di appartenenza. Quella che, più propriamente, si chiama ‘cultura del campanile’. Ecco, è sicuramente giunto il momento di archiviare definitivamente questa cultura. Tra l’altro, bisognerà tenere ben presente che – almeno per un non irrilevante periodo di tempo (da misurare in lustri e decenni, non in anni o mesi) – le risorse per investimenti strutturali, come un tracciato ferroviario, non abbonderanno. Anzi.

Materia di dibattito, quindi, dovrà essere – da una parte – dove costruire, tenendo conto dell’impatto che il tracciato avrà sulla nostra montagna, e, dall’altra, l’apporto che ne deriverà quanto a velocizzazione degli scambi di persone e merci. Non basare il confronto su questi aspetti significa, nella migliore delle ipotesi, proporre un ragionamento parziale, parzialissimo. Ed esporsi a rischi la cui portata può essere intuita se solo si fa riferimento ai tentativi (sempre perdenti, peraltro) di ignorare le leggi e le esigenze del territorio. Quello montano, in particolare.

E allora, ecco che tornano i concetti iniziali – rapidità e sicurezza – così semplici e lineari da rischiare l’oblio. Fino alla prossima tragedia.

Silvano Cavallet

“Le Dolomiti Bellunesi” Natale 2016 – anno 37 n.77

copertina-ldb-natale-2016_01In questo 77° numero de “Le Dolomiti Bellunesi potrete leggere contributi sui temi dell’alpinismo, della storia turistica, di quella economica; e poi approfondimenti su fatti e persone legate alla terra e alle montagne bellunesi; divagazioni letterarie sull’alpinismo; attività e problemi di alcune delle Sezioni del Cai della Provincia; quindici recensioni di pubblicazioni, di autori o di argomenti legati all’area provinciale e ai suoi immediati dintorni.

Questo contiene il numero “Natale 2016” di “Le Dolomiti Bellunesi. Dalla Piave in su”, rassegna delle Sezioni bellunesi del Club Alpino Italiano di cui sono Direttori Silvano Cavallet ed Ernesto Majoni, stampata dalle Grafiche Antiga di Crocetta del Montello.

Il fascicolo, 115 pagine impreziosite da una pregnante iconografia nella maggior parte a colori, informa da ormai trentasette anni, con cadenza semestrale, sulla presenza e sull’attività di alpinisti, giornalisti, scrittori, soci del Cai della Provincia di Belluno. Fin dalla fondazione, la rivista tiene fede alla sua “mission”, dare un volto all’alpinismo storico e attuale, alla cultura, alla storia e alla vita presente e futura della montagna dal Peralba al Sas de Mura, e delle genti che la abitano.

Il numero in uscita è il 77°, di un semestrale che in quasi quattro decenni si è guadagnato spazio, credibilità e simpatia fra i settemila e più soci delle diciannove sezioni del Cai bellunese, ma non solo, e ottiene sempre un lusinghiero consenso sia negli addetti ai lavori, sia in tanti lettori sia nell’offerta pubblicistica sulla montagna a livello nazionale.

Tra i pezzi di approfondimento storico-culturale, che occupano metà della rivista, si segnalano un’intervista a Barry Bona, giovane ed ottimo scultore e scalatore alpagoto, a cura di Piergiovanni Fain; “Giovanna Giolai Pezzè (1812-1899), albergatrice a Caprile” di Giorgio Fontanive; “La strada Cencenighe-Caprile nelle mappe e nelle descrizioni dei viaggiatori dell’Ottocento”, prima parte di uno studio dell’agordina Luisa Manfroi che riprenderà nel prossimo numero; “Le incredibili scoperte di Vittorino Cazzetta”, di Maurizio Reberschak, che ricorda nel ventennale della scomparsa il ricercatore di Pescul, al quale è dedicata l’inusuale copertina di Gianluca Calamelli, che ritrae i “Ciampanign” del Piz del Corvo nel gruppo del Cernera.

Naturalmente, i contenuti di questo 77° fascicolo di “Le Dolomiti Bellunesi” sono più articolati e illustrano il più possibile il mondo, della cultura, della letteratura, della storia della montagna in Provincia di Belluno e dei suoi abitanti.

“Le Dolomiti Bellunesi” Estate 2016 – anno 37 n.76

Ernesto Majoni - Direttore Editoriale

Ernesto Majoni, direttore editoriale LDB

Articoli di attualità, cultura, escursioni e ascensioni, storia e toponomastica; approfondimenti su fatti e persone legate al mondo alpinistico bellunese; divagazioni tra storia e poesia su temi di montagna; cronache delle attività delle Sezioni bellunesi del Cai; relazioni di salite su cime del Bellunese; una decina di recensioni di volumi di autori o di argomento legato al territorio.

Si possono compendiare così i contenuti del fascicolo “Estate 2016” di “Le Dolomiti Bellunesi”, la rassegna delle Sezioni bellunesi del Cai diretta da Silvano Cavallet ed Ernesto Majoni e pubblicata da Grafiche Antiga di Crocetta del Montello.

Il fascicolo, 123 pagine abbellite da una curata iconografia perlopiù a colori, da ormai quasi quarant’anni sottolinea ad ogni semestre la presenza e l’attività di alpinisti, scrittori, Sezioni bellunesi del Cai “dalla Piave in su”. In esso risalta il tentativo, che si ritiene ben riuscito, di dare un volto all’alpinismo passato e presente, alla cultura, alla storia e alla vita del territorio e delle genti della montagna bellunese, in gran parte Patrimonio dell’umanità Unesco.

Si tratta ormai dell’uscita numero 76 di un periodico che nel corso dei decenni ha acquisito un consistente spazio e una certa autorevolezza fra gli oltre 7000 soci del Cai bellunese e anche oltre, e riscuote costante apprezzamento negli addetti ai lavori, nei lettori e nel panorama pubblicistico nazionale.

Tra i quindici articoli di approfondimento, che occupano circa tre quarti del fascicolo, si segnalano la storia della “Porta de Coldai”, arco naturale ai piedi del versante nord del Civetta, di Giorgio Fontanive; “Perché ancora con il Cai” di Gianfranco Valagussa; “I toponimi Fiorentina e Fiorentin in Alta Valle del Mis” di Francesco Laveder; “La grande cengia della Croda Rossa d’Ampezzo” di Fabio Cammelli, cui è dedicata la copertina del fascicolo; “Alla riscoperta della canapa” di Michela Canova; il ricordo di “Luigi Nicolai, selvano” di Maurizio Reberschak.

I contenuti di “Le Dolomiti Bellunesi” sono comunque molto più ampi e spaziano abilmente su tutto il mondo legato alla montagna e ai montanari della Provincia di Belluno.

Ernesto Majoni – Direttore Editoriale

Natale 2015 – anno 36 – n.75

copertina_rid_natale_2015EDITORIALE
ARTICOLI
♦ Alpi Feltrine – di Bianca Simonato Zasio
♦ L’agricoltura in montagna, prima ispirazione per grandi della pittura – di Domenico Grazioli
♦ L’enrosadira – di Pier Giovanni Fain
♦ Seduzioni naturali e culturali di Cortina e Venezia per Ernest Hemingway – di Giovanni Di Vecchia
♦ Antonio Bettella, un alpinista e un uomo fuori dal comune – Enrico Maioni
♦ A spasso per gli Spiz di Mezzodì e il Pramper – di Filippo Frank
♦ Storia di un viàz lungo due anni – di Claudio Pra
♦ Passeggiando a San Liberale – di Giuliano Dal Mas
♦ Alla riscoperta dei Cantoni di Pelsa – di Stefano Santomaso
♦ Nuove e vecchie ascensioni sul Pizzón – di Giorgio Fontanive
♦ Domenico Rudatis, da Rudatos di Alleghe – di Stefania Rudatis
♦ La Val Rosandra, oasi di natura tra Carso e mare – di Gabriella Pison
♦ Passaggio a Sud-Ovest – di Dimitri Lazzari
♦ Il Cammino del Centenario – di Roberto Mezzacasa
♦ Il ”Centro Studi sulla Montagna Sospirolese” – di Moreno Lotto
SENZA BARRIERE
NOTIZIARIO
CRONACHE SEZIONALI
PRIME ASCENSIONI
RECENSIONI

E Le Dolomiti Bellunesi, cosa sono?

E Le Dolomiti Bellunesi, cosa sono?

Silvano Cavallet_01Uno strumento di confronto e di condivisione. Confronto e condivisione di idee, di esperienze, di valori, di sogni. Questo (ma, quasi certamente, anche altro) è stata – fin dalla sua origine – ‘Le Dolomiti Bellunesi’. Una rivista che credo possa essere definita anche come un luogo ‘fisico’; nel quale si sono potuti trovare i tanti, tantissimi che conoscono e praticano l’essenza più vera della montagna: la concretezza, l’impegno, il sacrificio, il rispetto per l’ambiente che non è terra di conquista ma un ‘altro’ da conoscere per poterlo rispettare.
Un tavolo al quale tutti coloro che hanno questa disposizione d’animo, sanno di poter sempre trovare un posto a sedere; e amici disposti al dialogo.
Così che la cerchia possa continuare a crescere e ad allargarsi. E poi, una ‘bacheca’ nella quale sia possibile seguire la vita delle Sezioni, il vero patrimonio della gente di montagna. La cadenza semestrale della rivista, se sconta qualche ritardo, permette però di rompere la crosta dell’urgenza e di puntare al nocciolo delle questioni volta per volta messe al centro del confronto.
Da ultimo, un richiamo al sito della rivista. Rinnovato, arricchito, decisamente più coinvolgente. Senza ‘effetti speciali’ ma con solida concretezza. Montana, naturalmente!

Silvano Cavallet (Direttore responsabile Le Dolomiti Bellunesi)

Natale 2013 – anno 35 – n.71

  • cop natale_2013_01Editoriale, di Emanuele Dell’Andrea

ARTICOLI

  • Un secolo e mezzo di emozioni in alta quota, di Marcello Mason
  • Il Generale Antonio Cantore, di Fabio Cammelli
  • Bella donna, ma insidiosa…, di Ernesto Riva
  • L’opera dei volontari dell”’Aiut Alpin Dolomites”, di Giovanni Di Vecchia
  • Nuvole, nebbie e altro, di PierGiovanni Fain
  • Quanta neve al Bivacco Tomè!, di Filippo Frank
  • Ai piedi della Croda Rossa d’Ampezzo, di Giuliano Dal Mas
  • La mia montagnam, di Aldo Solimbergo
  • Avventura sulle cime di casa, di Renato Brancher
  • Musica in alto, di Giuseppe Macchiavello
  • L’insostenibile leggerezza dell’essere, di Michele Piaia
  • ”Anpezan o talian?” Come parlano gli alpinisti a Cortina, di Ernesto Majoni
  • Blogger Contest.2013 74, di Teddy Soppelsa

SENZA BARRIERE

  • ”C’è una cagetta nel bocco…”, di Agnese Bianchi
  • Dal Pis pi lonch al Pis Pilon, di Giuliano Dal Mas

NOTIZIARIO

  • Le sezioni cadorine del Cai: breve storia e futuro, di Emanuele D’Andrea
  • Cultura di montagna al Rifugio Carducci, di Valentina De Marchi
  • In ricordo di Matteo Menardi (1979-2013), di Ernesto Majoni
  • Don Sebastiano Costa (1927-1973), DI

    Loris Santomaso

  • Ciao Rolly, di Silvano Cavallet
  • Nuovi incarichi per Giovanni Di Vecchia e Loris Santomaso

CRONACHE SEZIONALI
NUOVE ASCENSIONI
RECENSIONI

_________________________

Non poteva che essere dedicata al principale evento dell’anno per la montagna, il 150° di fondazione del Club Alpino Italiano, la copertina del numero di Natale (il 71 del 35° anno) di «Le Dolomiti Bellunesi», rassegna semestrale delle sezioni bellunesi del Cai. Un numero che, fedele alla sua consolidata impostazione contenutistica e grafica (garantita da sempre da Grafiche Antiga), si fa leggere con interesse e curiosità per la varietà dei temi trattati da firme autorevoli, corredati di un ottimo apparato iconografico.
Non meno significativo il sottotitolo che accompagna il logo della manifestazione «…la montagna unisce», quale monito a riflettere e invito a ricordare, oggetto di approfondimento critico e considerazioni da parte di Emanuele D’Andrea nell’editoriale «Io scrivo per il futuro. Una voce per la montagna» e nel pezzo d’apertura di Marcello Mason, ovviamente riservato a «Un secolo e mezzo di emozioni in alta quota. Pensieri ai margini di un’importante ricorrenza storica».
D’Andrea auspica un futuro non per un uomo, ma per un popolo, quello della montagna, che non ha voce e il cui «orizzonte è nascosto agli occhi di chi abita questo territorio», perché «gli inganni vengono da un mondo che vuole un popolo, un paesaggio, una montagna da cartolina». Ma se in «questo piccolo mondo antico» oggi sembra non esserci speranza di redenzione, il domani potrebbe averla una volta affrancati dal «senso d’inferiorità che vuole il montanaro destinato a soffrire, a essere deluso, a subire il potere politico altrui…». Il secondo ripercorre in sintesi le tappe significative dei 150 anni del sodalizio fondato da Quintino Sella, fino ai giorni nostri e alle molteplici manifestazioni promosse nel Veneto, e soprattutto nel Bellunese, per celebrare la ricorrenza.
La serie degli articoli continua con un esaustivo contributo di Fabio Cammelli su «Il generale Antonio Cantore. Una morte ancora avvolta dal mistero», seguito dalle note di botanica e farmacopea di Ernesto Riva «Bella donna, ma insidiosa…» e «L’opera dei volontari dell’“Aiut Alpin Dolomites” di Giovanni Di Vecchia. Di «Nuvole, nebbie e altro. Vagabondando a… testa in su» parla PierGiovanni Fain, mentre Filippo Frank racconta di «Quanta neve al bivacco Tomè!». Vagabondando nel cuore delle Dolomiti, Giuliano Dal Mas ci porta «Ai piedi della Croda Rossa d’Ampezzo» e con «La mia montagna» Aldo Solimbergo offre alcune riflessioni ad alta voce sull’andar per monti. In «Avventura sulle cime di casa» Renato Brancher racconta l’emozionante esperienza del concatenamento in bicicletta e a piedi di una cima per ogni Comune compreso nel Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, e cede poi il passo a «Musica in alto» di Giuseppe Macchiavello: un racconto nato dall’ascolto a Fuciade di un concerto di Francesco De Gregori. Prosa e poesia s’intrecciano infine ne «L’insostenibile leggerezza dell’essere» di Michela Piaia, precedendo l’analisi linguistica di Ernesto Majoni su un tema singolare: «Come parlano gli alpinisti di Cortina».
Ampio spazio quindi all’edizione 2013 di «Blogger Contest. la mia montagna in un post», curata da Teddy Soppelsa, con la pubblicazione dei post vincitori del concorso, cui hanno partecipato ben 36 opere.
Completano come sempre la rivista le rubriche «Senza barriere», il «Notiziario» con l’affettuoso ricordo di amici scomparsi come Matteo Menardi Diornista, don Sebastiano Costa (nel 40°) e Rolly Marchi, le «Cronache sezionali», le «Nuove ascensioni» e le «Recensioni» di pubblicazioni da poco uscite e riguardanti il territorio bellunese.

Loris Santomaso

Estate 2013 – anno 35 – n.70

  • COP ESTATE_2013Editoriale

ARTICOLI

  • Cinquant’anni dopo, a memoria della tragedia, di Giorgio Fontanive
  • I referendum comunali e il lamento del prigioniero, di Emanuele D’Andrea
  • Alpinismo d’antan sul Lagazuói Grande, di Fabio Cammelli
  • Come quella volta sull’Agnèr…, di Silvia Metzeltin
  • Silenzi dello spirito e beatitudini della natura, di Giovanni Di Vecchia
  • Elizabeth Tuckett, dama inglese sulle Dolomiti, di Mario Fait
  • ”Viva l’Italia e l’Olanda!”, di Harry Murè
  • L’occupazione della Forcella “U” di Croda Rossa, di Giorgio Tosato
  • Antiche strade in Comelico, di Elio Silvestri
  • Sulla ”Ferratina”, la ferrovia del Cansiglio, di PierGiovanni Fain
  • La scommessa della Marmolada, di Domenico Sagui Pascalin
  • 1982/1983, le Alte Vie con i ragazzi, di Giuseppe Perlin, Manrico Maniscalchi, Sandro Mazzon
  • Il concetto di arte e spiritualità e il suo riflesso nell’alpinismo moderno, di Dante Colli
  • Il paleo alveo del Monte Anime, di Luisa Manfroi
  • Blogger Contest.2013, di Teddy Soppelsa

SENZA BARRIERE

  • L’insostenibile leggerezza dell’essere, di Michela Piaia
  • Sally (La strega del lago), di Agnese Bianchi
  • Emozioni parallele, di Bruno Contin
  • Piz Ciampei, Carneade dolomitico, di Ernesto Majoni
  • Il soffio dell’angelo, di Paolo Mosca
  • Parlando di montagna con un amico, di Alice Prete

NOTIZIARIO
CRONACHE SEZIONALI
NUOVE ASCENSIONI
RECENSIONI

Natale 2012 – anno 34 – n.69

  • copertina ldb_natale2012_01Editoriale

ARTICOLI

  • Dino Buzzati e le “sue” montagne, metafora di vita, luoghi di silenzi e misteri, di Giovanni Di Vecchia
  • Blogger Contest. 2012 un’esperienza da ripetere, di Teddy Soppelsa
  • Legislatore: pavido o traditore?, di Emanuele D’Andrea
  • Pensare a loro con il sorriso…, di Michela Canova
  • 1912-2012: i primi cent’anni dello Scarpa-Gurekian, di Giorgio Fontanive
  • Staulanza, strada di guerra suo malgrado, di Walter Musizza – Giovanni De Donà
  • La montagna sullo schermo, di Marcello Mason
  • Sulla Torre dei Sabbioni, di Marco Bertoncini
  • Sull’Alta Via degli Eroi, di Enzo Bologna
  • Monte Piana, lungo il Sentiero Storico, di Fabio Cammelli
  • Quattro passi su quattro cime, di Filippo Frank
  • “Monte Cavallino, tu sei la mia Patria…”, di Guglielmo De Bon
  • L’Ambulatorio De Marchi a Kirtipur, di Paolo Grosso

SENZA BARRIERE

  • Medioevo dolomitico, di Michela Piaia
  • Terapia dolomitica, di Bruno Contin
  • La neve, una malga, la “Montagna”, Alberto e Aldo, di Iside Del Fabbro
  • Al troi de Prussia, di Fabio Feltrin
  • La Croda Rotta è proprio facile ed erbosa?, di Ernesto Majoni
  • Fotografare in stile alpino: Matteo Zanga, di Alice Prete
  • Cronache Sezionali

NOTIZIARIO
NUOVE ASCENSIONI
RECENSIONI

30 anni de Le Dolomiti Bellunesi

volume la grande cordata_01La rivista “Le Dolomiti Bellunesi” giunge al traguardo dei trent’anni, e per celebrare questa storica ricorrenza propone ai lettori due importanti iniziative: un numero speciale di 500 pagine con numerose firme dal mondo dell’alpinismo, e un sito internet nuovo di zecca.
Fondata nel 1978 come rassegna semestrale delle sezioni bellunesi del Club Alpino, la pubblicazione diretta da Italo Zandonella Callegher e Loris Santomaso ha rappresentato in questi tre decenni un importante punto di riferimento per la cultura della montagna, aggiudicandosi nel 2002 anche l’importante riconoscimento del premio Pelmo d’Oro: «Ha saputo rappresentare non solo il sodalizio a cui si ispira», si leggeva allora nella motivazione della giuria, «bensì allargare la sua sfera di competenze fino a penetrare a fondo nella varie sfumature storiche […] completando ed arricchendo tutto ciò che fa cultura alpina ed alpinistica nella Provincia del Piave».
Tenuta a battesimo dal professor Giovanni Angelini, che appositamente per “Le Dolomiti Bellunesi” inventò il singolare ed appropriato sottotitolo “dalla Piave in su”, la rivista si è sempre presentata ai lettori con una formula del tutto originale che alterna il classico alpinismo ad altri argomenti che interessano da vicino la vita e la cultura popolare delle nostre vallate: l’escursionismo, l’epopea della prima guerra mondiale sulle Dolomiti, le tradizioni e le leggende ladine, le scienze naturali come la geologia, lo studio di flora e fauna legate alla realtà dei Monti Pallidi.
Il numero natalizio della rassegna è in distribuzione ai soci Cai proprio in questi giorni con la consueta modalità dell’abbonamento postale, e come deciso nell’ultima riunione del comitato di redazione si tratta di un numero doppio. Il fascicolo normale contiene le cronache sezionali e le rubriche, mentre la parte speciale ha la forma di un vero e proprio libro intitolato “La grande cordata”: nelle 500 pagine del testo sono presenti articoli, racconti, saggi ed interventi firmati da nomi importanti quali ad esempio Armando Aste, Dante Colli, Dino Dibona, Alessandro Gogna, Silvia Metzeltin, Franco Miotto, Pier Aldo Vignazia e molti altri.

La peculiarità di “Le Dolomiti Bellunesi”, così diversa dalle normali riviste “laiche” che parlano di montagna da un punto di vista autonomo rispetto al Club Alpino, è il primo spunto di discussione che proponiamo a Italo Zandonella Callegher, fondatore della pubblicazione ed oggi direttore editoriale uscente. Il taglio della rivista ha sempre avuto un occhio di riguardo per le cose del passato, sebbene qualcuno in tempi recenti abbia anche parlato di “vecchiume”. È corretto tuttavia affermare che questa scelta sia stata comunque vincente?
«Ho sempre avuto grande rispetto per la stampa laica,» risponde Zandonella, «costretta a navigare nelle difficili acque del “far tornare i conti”, ma non ho mai apprezzato quel suo snobbare le piccole riviste di estrazione Cai (qualcuno le ha chiamate “talebane”) che, sull’onda del puro volontariato, riescono a sfornare storia e cultura locale, anno dopo anno, senza tentennamenti e con costi contenuti.Per la nostra rivista sono passati 30 anni e penso che siamo a “metà del cammin di nostra vita”. Allora pare proprio che il “vecchiume” sia piaciuto, seppur intercalato da notizie fresche, attuali e in sintonia con i tempi. Sì! Quel “vecchiume” ha vinto la sua battaglia (ma la Storia con la S maiuscola non è mai “vecchiume”) e noi, semplici operatori con la fortuna di aver potuto collaborare, ne siamo fieri».

Nell’editoriale che apre “La grande cordata”, Lei sostiene che la montagna non deve essere vista come un limite, quanto piuttosto come un patrimonio. Cosa significa questa affermazione?
«Sarebbe sbagliato interpretare la montagna come un limite, come un mero confine che, una volta raggiunto, si chiude e termina.La montagna è dispensatrice di mille sentimenti. Non esiste solo l’alpinismo nel senso stretto della parola, ovviamente. Scrivere di “cose nostre”, anche del semplice vivere in montagna, per esempio, è divulgare, fare promozione della cultura. Chi pensa che non sia cultura pulire la stalla, pascolare il gregge, tagliare l’erba, raccogliere il fieno, fare legna nel bosco, ecc., significa che della montagna ha capito ben poco. La cultura, infatti, non è solo quella con la puzza sotto il naso, quella dei salotti buoni, quella delle veline sgambettanti: è anche quella della “stalla dei non famosi”».

Oltre a Italo Zandonella, la seconda colonna portante della rivista è Loris Santomaso, da sempre direttore responsabile. A lui chiediamo di ricordare i nomi di quanti hanno maggiormente contribuito al successo della rassegna bellunese.

«È impossibile stilare una graduatoria di merito di quanti hanno concorso alla crescita e all’affermazione di LDB in questi trent’anni», sottolinea Santomaso, «e sarebbe ingeneroso dimenticare qualcuno. Tuttavia penso di poter e dover ricordare, accanto ad Armando “Tama” Da Roit, il caro “profesór” Angelini, vero maestro di montagna e di vita; quindi Gabriele Arrigoni e Roberto De Martin, due “esterni” sempre vicini; i primi e poi tutti gli altri compagni d’avventura del Comitato di redazione; i tanti amici collaboratori che hanno dato credito e prestigio alla rivista con i loro qualificati contributi culturali; i fratelli Antiga che tali sono stati anche nei nostri confronti; ma una citazione particolare va senza dubbio a Lino Barbante e Cesco Bortolot, personaggi straordinari il cui prezioso e discreto servizio organizzativo e di supporto è stato fondamentale: a loro va tutta la nostra affettuosa riconoscenza».

Prendiamo ancora spunto dal premio Pelmo d’Oro 2002. In che ottica va considerato il riconoscimento per la cultura alpina che vi è stato assegnato sei anni addietro?
«Voglio credere che il Pelmo d’Oro del 2002 abbia inteso premiare il progetto di per sé innovativo che una rivista di montagna come LDB ha perseguito, con coerenza e coraggio, fin dal suo nascere nel 1978: una visione globale – non asettica e non acritica – della cultura delle Dolomiti bellunesi che non ha avuto paura di dare voce al passato, che ha puntualmente registrato gli accadimenti del presente e che non ha esitato a indicare percorsi nuovi per il futuro. Lo testimoniano in concreto i 61 numeri usciti fino ad oggi e lo confermano i 40 articoli e le 500 pagine del numero speciale. Il che non significa aver esaurito l’impegno culturale prefissato: come dice l’amico Italo, siamo solo nel “mezzo del cammin” per cui c’è ancora tanta strada per le giovani generazioni… Spetterà a loro, semmai, sperimentare forme alternative all’insidia del consumismo globalizzante».

Marco Conte (Corriere delle Alpi del 31-12-2008)

Numero speciale per i 30 anni de Le Dolomiti Bellunesi (Natale 2008)

“… al di là del fatto puramente celebrativo, vuole essere un omaggio, una piccola strenna natalizia, per la grande famiglia dei nostri lettori e per quanti hanno creduto, e sostenuto con il loro apprezzamento, nella nostra fatica: per i Soci delle Sezioni bellunesi del CAI, per gli abbonati, gli amici ed estimatori che la Rivista annovera numerosi anche fuori dei nostri confini, per i tanti collaboratori che da sempre con qualificati contributi hanno dato credibilità e prestigio a LDB.”

Indice

  • La Montagna possibile, di Italo Zandonella Callegher, Loris Santomaso
  • Perché il metro è lungo… un metro? Proposta di un agordino del Seicento, di Paolo Agnoli, Giulio D’Agostini
  • Valerio Quinz, di Gabriele Arrigoni
  • Pelmo d’Oro 2008, di Armando Aste
  • Burèl, un mondo perduto, di Beppe Ballico
  • La montagna sul piccolo schermo, cenerentola tra le cenerentole, di Dino Bridda
  • Tiziano Vecellio e i cippi del Comelico, di Achille Carbogno
  • Sguardi dal tempo. Neandertal e Cro-Magnon: un ritratto dei più antichi frequentatori dei territori bellunesi, di Piergiorgio Cesco-Frare, Carlo Mondini, Aldo Villabruna
  • Sulle cime di carta. Note toponomastiche bellunesi in margine alla carta del ducato di Venezia del von Zach, di Piergiorgio Cesco-Frare
  • I viaggi di Julius Kugy sulle Dolomiti Orientali, di Dante Colli
  • Praderàdego, di Claudio Comel
  • Mugòlio dal Pino Mugo, di Emilio Da Deppo
  • Geologia del feltrino: stato dell’arte sulle ricerche, di Lucio D’Alberto, Cristina Stefani, Nicolò Doglioni, Carlo Doglioni
  • Il pastìn, miscela nobile della cucina montanara, di Gian Antonio Danieli
  • Alziro Molin: una vita, mille montagne, di Paola De Filippo Roia, Enzo Lancellotti
  • Niente mi diceva che ero un idiota…il cielo era chiaro quella mattina…, di Manrico Dell’Agnola
  • Bioenergia al Rifugio Casera Bosconero, di Roberto De Rocco
  • L’evoluzione forestale sulle Dolomiti, di Dino Dibona
  • La grande Strada delle Dolomiti, di Giovanni Di Vecchia
  • Pittori di montagne… comelicesi, di Mario Fait
  • La Giazzera di Ramezza, di Claudio Fasolo
  • Ricordo di don Giulio Perotto, di Matteo Fiori
  • Marcoira. Storia di un alpinista, di Alberto Franco
  • Le vie ferrate, di Alessandro Gogna
  • Torbiere di Danta: in montagna, un progetto Life Natura e non solo crode, di Cesare Lasen
  • Sulle orme di Michel Innerkofler: la Croda de Pousa Marza, di Ernesto Majoni
  • 19 luglio 1957: incidente aereo sulla Fradusta, di Luisa Manfroi
  • Il sergente che non voleva arrendersi, di Giuseppe Mendicino
  • Gli spiriti dei luoghi con loro, oggi, di Silvia Metzeltin
  • Un anno vissuto intensamente, di Franco Miotto
  • Escursioni sulla Schiara, di Luciana e Giuseppe Nart, Pietro Sommavilla
  • 50 anni fa sul Pelmo e l’Antelao con gli alpini, di Paolo Pellegrini sr.
  • Don Antonio Della Lucia, l’apostolo del cooperativismo, di Loris Santomaso
  • Il Campanil dei Zoldani, l’ultimo tassello mancante, di Stefano Santomaso
  • I nostri boschi, ieri e oggi, di Lino Sief
  • Il Ghiacciaio Pensile del Popèra, di Elio Silvestri
  • Che gioia camminare ancora in montagna!, di Bianca Simonato Zasio
  • Aldo De Zordi, una vita per le Alpi Feltrine, di Teddy Soppelsa
  • Fotografare la montagna: un’esperienza, di Adriano Tomba
  • Nel buio della miniera. L’illuminazione in Valle Imperina nei secoli passati, di Raffaello Vergani
  • Domenica è sempre domenica, di Pier Aldo Vignazia
  • Cassin, 100 anni, 1 mito, di Italo Zandonella Callegher
  • Un giorno sul Pianoro del Dito, di Giancarlo Zonta, Corrado Piazza, Giorgio Osta